La didattica digitale non è la digitalizzazione della didattica

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Questo breve articolo vuole essere un contributo alla riflessione sulla didattica digitale e al malinteso senso che spesso le si attribuisce.
Sento la necessità di scrivere queste righe perché, in questi giorni, un collega è entrato in classe con tutte le buone intenzioni di iniziare, finalmente, una sua didattica digitale e invece ha solo digitalizzato la didattica tradizionale. Cosa è successo? Probabilmente niente di particolarmente originale poiché è certamente cosa che si ripete quotidianamente in decine di scuole del nostro Paese: ha scansionato una pagina di esercizi, li ha caricati su un Dropbox e ha inviato, per mail, il link agli studenti. Niente di male, ovviamente, ma questo collega, con tutta la buona fede e le buone intenzioni, ha digitalizzato la sua didattica senza fare didattica digitale.

A mio avviso questo non è sufficiente e anzi potrebbe essere dannoso nel senso che potrebbe illuderci di fare didattica digitale (e di essere quindi arrivati) facendoci così sedere sugli allori.

Cosa significa, veramente, fare didattica digitale? Vuol dire cambiare il paradigma didattico abbandonando definitivamente la logica per cui l’allievo è un elemento passivo ma diventa l’agente proattivo e veramente centrale dell’apprendimento. Come? Gli strumenti digitali (che sottolineamolo sono strumenti e quindi il mezzo e non il fine) sono una via interessantissima per riuscire a farlo. Se poi producono anche un risparmio di tempo per i docenti meglio!

E tu come fate didattica digitale? Faccelo sapere!

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