CFP e fundraising: un binomio con prospettive notevoli

Share
cfp
Il fundraising per i CFP apre le finestre su orizzonti nuovi e molto interessanti. Imboccando questa nuova strada i CFP potranno migliorare le loro performance economiche ed organizzative oltre che essere un aiuto fondamentale per i settori economici in cui formano i discenti. Ecco la nostra analisi, le nostre strategie e le indicazioni pratiche.

Siamo gente pratica, di quella che vuole capire e vedere i risultati: non siamo troppo abituati alle chiacchiere. Questo sono bellissime quando fatte con le gambe sotto al tavolo, in compagnia di qualche amico ma sul lavoro contano poco o niente. Forse è l’indole lombarda.

Avevamo già avuto modo (qui) di spiegare che cos’è il fundraising e cosa intendiamo con questo termine. Oggi, all’insegna appunto della praticità, vogliamo aggiungere un altro ambito di applicazione di quelle tecniche e di quelle idee che, altrimenti, resterebbero aria fritta.

Abbiamo parlato del fundraising per i piccoli comuni  e del fundraising per le RSAOggi vorremmo introdurre un primo approccio al fundraising per i CFP (Centri di Formazione Professionale).

I CFP sono centri di formazione che fanno da anello di congiunzione stretto tra mondo della formazione e mondo del lavoro: ogni anno raccolgono sempre più studenti con un ritmo che pare non volersi arrestare.

fundraising-formazione-professionale

 

Risulta evidente che i CFP stanno assumendo sempre più un ruolo strategico e quindi la loro gestione e ovviamente la loro sostenibilità è un argomento assolutamente serio ed importante. Appare chiaro che i CFP debbano trovare il modo di irrobustirsi in termini economici e studiare strategie mirate da un lato a rendersi appetibili per gli studenti e dall’altro rendersi attrattivi davvero interessanti per il mondo produttivo poiché se è vero che nascono per soddisfare (anche) le esigenze del mondo del lavoro è certamente vero che, specialmente in un periodo di crisi come questo, i CFP devono diventare capaci di essere luogo di innovazione dei settori in cui formano.

Crediamo che il fundraising abbia molto da dire in proposito e possa essere un volano importante per quei CFP che vorranno essere l’eccellenza.

Poniamoci una domanda fondamentale nel mondo del fundraising:

Per quale motivo, in generale, un’organizzazione di tipo no profit e nel nostro caso un ente formativo, ha la necessità di fare fundraising?

Si consideri un’impresa profit che, normalmente, funziona su uno schema classico secondo il quale: si immette sul mercato un bene che verrà acquistato da un cliente e al termine del processo esso avrà generato un vantaggio a favore dell’azienda tale da permettere il reiterarsi del meccanismo.
In un’organizzazione no profit il meccanismo invece il bene erogato ha un valore di produzione più alto del prezzo di erogazione. Questa differenza implica la necessità di un terzo soggetto, il donatore che, sebbene non sia necessariamente l’utilizzatore finale del bene prodotto ne riconosce la qualità e decide di sostenere l’organizzazione produttrice.

Come possiamo declinare questa premessa per i CFP?

Nel caso di una scuola, un grande “donatore” è certamente l’istituzione pubblica. Tuttavia è in atto da un certo numero di anni, specialmente per quanto riguarda i  CFP, una progressiva riduzione dell’entità della “donazione”.
Risulta quini chiaro che i CFP devono (e sempre di più dovranno) occuparsi di colmare questa diminuzione. Evidentemente, già in un periodo breve/medio risulterà strategico aumentare la quota di fondi di provenienza non pubblica al fine di migliorare la sostenibilità dell’ente formativo.

Concretamente, cosa può “produrre” il fundrasing?

I “prodotti” di un piano articolato di fundraising si dipanano, indicativamente, sulle seguenti direttrici:

  • Raccolta di fondi
  • Raccolta di beni/servizi
  • Raccolta di disponibilità (volontari)
  • Migliore “radicamento” nella dimensione comunitaria di appartenenza
  • “Disseminazione” (e successiva raccolta) di opportunità che si generano dallo scambio con i donatori
  • Creazione di un “rete” solida e strutturata o suo mioglioramento
  • Miglioramento dell’organizzazione interna

In Italia solo una piccolissima parte dei CFP intraprende azioni di fundraising; differente è la realtà in altre parti d’Europa e ancora di più negli USA dove tale impostazione è ormai “storicamente” radicata.

Tuttavia, in considerazione della direzione generale di cui sopra, è ipotizzabile che nell’arco di alcuni anni anche nel nostro Paese i CFP inizieranno a “fare fundraising”: quindi chi avrà iniziato per primo riuscirà a partire con un vantaggio davvero non indifferente sulla concorrenza anche perché nei casi in cui le scuole hanno fatto fundraising (seppure solo una frazione di questi hanno avuto una progettazione professionale delle azioni) hanno prodotto risultati considerevoli.

Operativamente

E’ possibile pensare a tre tipi fondamentali di donatori:

  • Fondazioni/Istituzioni: attraverso la partecipazioni a bandi di vario tipo
  • Aziende: erogazioni di soldi, beni, servizi
  • Individui: erogazioni in denaro ma anche volontariato

e, a puro titolo esemplificativo, alle seguenti tipologie di raccolta:

  • annuale: quella che si svolge tutti gli anni (quella specifica per un determinato progetto: comperare un pulmino, una stampante 3D etc.)
  • 5X1000
  • crowdfunding
  • eventi / merchandising
  • donazioni pianificate (lasciti)
  • donazioni a fronte di erogazione di servizi/beni
  • bandi per i quali Grimpo! vanta ormai una lunga esperienza, siano essi europei, nazionali, regionali o di fondazioni private

Uno spazio a sé meritano le sponsorizzazioni che hanno caratteristiche fiscali e giuridiche peculiari e che comunque costituiscono un’altra possibile fonte di ricezione.

Senza dilungarsi, in questa sede, in particolari tecnicismi vorremmo tracciare alcune ipotesi di lavoro evidenziando le attività “macro”.

  • Considerare di creare un’associazione del tipo “Amici della nostra scuola” che potrebbe diventare uno strumento per fare fundraising in maniera più “agile” rispetto all’istituzione CFP e che si rivolga a target diversi (quanti allievi ci sono ? Quante famiglie? Quante persone ad uno step di distanza dalla famiglia?). In questo caso le attività verrebbero gestite (ed inventate) dai volontari (presumibilmente genitori e allievi) e l’apporto dell’istituzione sarebbe, agli inizi, di tipo “animativo” e successivamente di tipo collaborativo. L’idea è quella di creare un motore ausiliario all’attività di fundraising della scuola e alla scuola stessa. Se questa associazione si formalizzasse come ONLUS potrebbe candidarsi per accedere al programma Google Grants cioè 10.000 $ di pubblicità gratuita al mese [qui i criteri di ammissibilità]
  • Creazione del documento di buonacausa: dichiarazione di mission, obiettivi strategici, obiettivi operativi, informazioni economiche, governance, personale/strutture, servizi erogati, pianificazione e valutazione, storia
  • Definizione del target e del posizionamento (un piano di marketing è un’attività necessaria ed importante)
  • Creazione di una mappa delle relazioni e di un database donatori
  • Pianificazione strategica e gestione delle azioni di fundraising: decidere insieme, in base alle informazioni reperite e agli obiettivi stabiliti, cosa, come e quando fare valutazione dei risultati ed ottimizzazione della strategia.

Il successivo “compito” da svolgere, per quanto riguarda Aziende ed Individui, è creare un database per poterli archiviare e gestire: molto molto prezioso ai fini del fundraising. Evidentemente servirà tempo per poterlo popolare di riferimenti e verrà, nel corso degli anni, continuamente aggiornato. Costituirà un capitale davvero importante: ecco perché gli abbiamo dedicato un’analisi ad hoc, raggiungibile qui.

Per quanto riguarda il fundraising da individui è utile partire dagli allievi e dalle loro famiglie (gli attuali allievi e gli ex allievi): sarà importante coinvolgerli per la costituzione dell’associazione e renderli sensibili alle donazioni facendoli diventare loro stessi dei testimonial.

La raccolta delle adesioni delle aziende/imprese locali, potrebbe partire da un progetto particolare (o più di uno) che diventerebbe il volano per far fare loro la prima donazione che, statisticamente, diviene la premessa per la seconda e così via. In questa fase è utile anche individuare i grandi donatori e le strategie di approccio.

Sarebbe opportuno anche organizzare eventi (per le aziende e per le persone) in cui raccogliere nominativi e, naturalmente, fondi. Le festività (natalizie?) o l’inizio dell’attività dell’A.F. potrebbero essere l’occasione giusta.

Un fronte di lavoro interno: la formazione delle risorse umane nell’ottica del fundraising. E’ questo un punto importante che va pensato e progettato con cura poiché un’adeguato coinvolgimento permette una migliore riuscita della pianificazione e delle azioni di fundraising.

Infine è bene specificare che nel cosiddetto ciclo del fundraising (ossia l’impianto generale, lo schema secondo cui si progettano e si muovono i piani di fundraising) le fasi di analisi, progettazione, azione sono sempre filtrate da quella di valutazione che ha lo scopo di modificare e migliorare la resa ed il R.O.I. (Return on Investiment) del processo.

Naturalmente tutto ciò è solamente una piccola introduzione all’interessante panorama che si apre quando si studiano soluzioni per applicare il fundraising al mondo della formazione professionale, in particolare ai CFP.

Se sei interessato all’argomento e vuoi avere un primo contatto gratuito, contattaci cliccando qui oppure utilizza la seguente form:

Codice di sicurezza:
security code
Inserire un codice di sicurezza.:

INVIA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *